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BRASILIA SPA


BRASILIA SPA

La storia di Brasilia è una storia quasi trentennale di felici intuizioni sul prodotto, funzionali ad una precisa strategia di allargamento dei confini - geografici, culturali e tecnologici - del business delle macchine da caffè espresso.
I risultati di bilancio di Brasilia documentano, nel corso degli ultimi quindici anni, un trend pressoché ininterrotto di elevata crescita e redditività; a ciò si coniuga una attività brevettuale molto intensa, che ne fa una delle imprese tecnologicamente più alla frontiera nel proprio settore.
Per chi, come Brasilia, ha dovuto ritagliarsi un proprio spazio su di un mercato di nicchia già presidiato da alcuni brand storici (Cimbali, Faema), l’obiettivo strategico è sempre stato quello di ampliare le dimensioni del mercato stesso, individuando delle soluzioni tecnologiche che permettessero di valorizzare, promuovere e diffondere il prodotto finale della propria filiera, ovvero il “caffè espresso”.
Brasilia nasce nel 1980 da uno spin-off della allora Gino Rossi (oggi Rossi Spa), impegnata fin dagli anni ‘50 nella produzione di componentistica per le prime macchine da caffé espresso. Il figlio del proprietario della Gino Rossi, Giampiero Rossi, intravvide nella crisi che momentaneamente investì la Faema un’occasione propizia per entrare nel business delle macchine da caffé espresso: il passo consistette nel passaggio dalla produzione del solo “motore” delle macchine da caffè a quella compresa di “carrozzeria”. Il nome “Brasilia” fu scelto per richiamare in modo immediato il tema del caffè e delle sue origini.
La prima importante intuizione della Brasilia è stata quella di indirizzarsi, in un contesto competitivo sul mercato italiano già affollato di attori, verso quei mercati esteri dove la cultura del caffè era meno sviluppata, ma dove questa, grazie alla presenza di una significativa comunità di emigrati italiani, poteva attecchire velocemente. È stato questo il caso del mercato nordamericano, dove Brasilia ha cominciato a vendere i propri prodotti fin dai primi anni ‘80, grazie soprattutto ad una macchina innovativa, la cosiddetta “Linea America”. Questa macchina professionale compatta – protetta da un diritto di brevetto - misurava appena la metà delle tradizionali macchine da caffè espresso professionali; i tradizionali uno o due gruppi erogatori erano infatti racchiusi in una carrozzeria più piccola, nella quale poteva essere incluso anche un macinacaffé professionale, solitamente posto esternamente alla macchina. L’obiettivo di Brasilia era quello di fornire una macchina meno ingombrante, adatta ad una utenza, come quella dei bar americani, che faceva del caffè un prodotto accessorio e non strategico della propria attività, nella quale, invece, avevano maggiore rilievo prodotti come birra e drink alternativi. I vantaggi di un simile prodotto consistevano, oltre ad un minore ingombro sul bancone del bar, che poteva quindi essere impiegato per altre produzioni, nella convenienza economica di un prodotto integrato (macchina e macinino), combinata alla qualità erogatrice che proveniva dalle caratteristiche professionali dell’impianto.
La “Linea America” ha costituito per la Brasilia un ottimo “biglietto da visita” nell’approccio ai mercati esteri, rendendola subito conosciuta in mercati dall’alto potenziale, come quello nordamericano e, successivamente, nordeuropeo. Oggi Brasilia esporta circa l’85% della propria produzione e risulta leader di mercato negli Stati Uniti e in molti paesi dell’America Latina, del Nord Europa e dell’Asia.
La seconda fondamentale intuizione di Brasilia è stata quella della verticalizzazione produttiva lungo la catena del valore del business del caffè. Nel corso degli anni ‘80 Brasilia ha cominciato a perlustrare l’area d’affari delle macchine da caffè domestiche o dei cosiddetti “office coffee system”, impianti per il caffè espresso semiprofessionali per le famiglie e le imprese. La scelta più originale di Brasilia è stata non tanto quella di produrre tali nuove tipologie di macchine, allora in fase nascente,
ma soprattutto di accompagnare la propria offerta con impianti di confezionamento delle cialde e capsule di caffè che andavano ad alimentare tali macchine. La produzione di tali macchinari è stata avviata e portata avanti dall’azienda collegata Rossi Spa, contribuendo a creare un sistema di offerta dalle elevate sinergie, costituito dalla combinazione di macchine per il caffè e macchine per il confezionamento delle relative cialde di alimentazione.
L’innovazione certamente più rilevante realizzata da Brasilia ha tuttavia riguardato l’introduzione sul mercato, primi e ancora unici al mondo, di una macchina da caffè espresso industriale. Il caffè espresso ha infatti avuto da sempre la prerogativa di non avere alcun valido riscontro industriale, dato che per produrre la base di caffè espresso per specifiche lavorazioni industriali - come gelati, drink e confectionary - le imprese trasformatrici a valle erano costrette a servirsi di macchine da caffè espresso tradizionali, che in continuazione erogavano caffè espresso in quantitativi standard, pari a 35 centimetri cubici per dose. Brasilia ha superato il vincolo di questa limitazione tecnologica, brevettando e introducendo sul mercato nel 1999 la “Kilo”, una macchina rivolta alle industrie lattiero casearia, dolciaria e delle bevande, in grado di erogare nei tradizionali 30 secondi circa del ciclo di produzione fino a 5 litri di vero caffè espresso, ovvero con le caratteristiche chimico-organolettiche proprie di un “espresso”, che consistono nel contenere zuccheri solidi solubili in una data quantità, ben superiore a quella di un caffè ottenuto tramite il processo di percolazione.
A livello organizzativo, i presidi più strategici di Brasilia riguardano la supply chain e l’approccio ai mercati. In modo particolare, l’attività di ricerca e sviluppo, svolta a tempo pieno da ben 22 addetti (sui circa 170 totali dell’azienda), con uno scambio di competenze anche con enti esterni (università, poli tecnologici), dà impulso all’attività strategica.
La complessità insita in una produzione aziendale realizzata quasi interamente su commessa viene gestita da Brasilia tramite un sistema gestionale “sofisticato”, che consente di avere in tempo reale traccia del prodotto e della componentistica all’interno dell’azienda e di valutare per ciascuna commessa costi e marginalità.
La gestione dei brevetti, svolta da un apposito staff di persone, è il trait d’union tra la parte progettuale e quella di approccio al mercato, dove Brasilia vuole farsi conoscere soprattutto in virtù delle proprie innovazioni tecnologiche.
L’obiettivo strategico odierno di Brasilia continua ad essere quello di contribuire ad ampliare ulteriormente il business del caffè espresso, migliorando i propri prodotti, ma anche cercando di aumentare il livello di professionalità e conoscenza degli operatori della filiera. In quest’ottica Brasilia è solita ricercare rapporti altamente cooperativi con i propri clienti (tipicamente, le aziende di torrefazione) e con gli operatori del settore caffè (i baristi), attraverso la strutturazione di corsi di formazione, servizi di consulenza (coordinamento e project management per l’avviamento e la conduzione di coffee shop, ideazione e creazione di format innovativi di bar business), pubblicazioni tecniche e di divulgazione.
Dal punto di vista tecnologico, la sfida che Brasilia intende lanciare a breve riguarda soprattutto il tentativo di portare il caffé espresso a stati di concentrazione particolari, che consentano una fruizione di un prodotto di qualità anche attraverso distributori automatici. Quello dei distributori automatici è attualmente un business attiguo a quello in cui operano Brasilia e gli altri produttori di macchine da caffè espresso, in quanto le macchine distributrici accoppiano al loro interno un modulo (o gruppo) per la produzione di caffè espresso - peraltro attualmente di bassa qualità - con altri relativi all’erogazione di altre bevande (tè, caffè americano, cioccolata, ..).
L’innalzamento della qualità del caffè espresso erogato dai distributori automatici, attraverso un upgrading tecnologico relativo al trattamento del caffè liofilizzato, consentirebbe di aprire prospettive nuove e interessanti per i produttori di caffè espresso, con un ampliamento del perimetro del proprio business.



http://www.brasilia.it/


Estratto dal Rapporto ANIMA – PROMETEIA “Innovazione della Meccanica Varia: alcuni casi di successo”










Scheda:

Settore:
Fabbricazione di macchine e apparecchi meccanici

Attività:
Fabbricazione di apparecchi termoelettrici per uso domestico

Dipendenti: 175

Fatturato:
(2005) 29 milioni di euro

Incremento fatturato:
(2001-2005) + 3,9 %

Territorio: Lombardia
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