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Le Pmi come formiche: chi ha più cassa vince all'estero
Due convegni a Milano hanno sottolineato la crescente importanza del rating integrato e della logistica per sopravvivere sui mercati
Cinquantacinque miliardi di euro in meno nel valore delle fusioni e acquisizioni (nel 2008 rispetto al 2007) non sono bruscolini per il "sistema Italia". Tradotto in percentuale, significa meno 63% per cento. Però c'è un dato confortante, come ha ricordato Leonardo Etro della Sda Bocconi a un recente convegno sull'internazionalizzazione: è il +3% nel numero di transazioni con l'estero, che segnala il crescente dinamismo delle Pmi. Magari l'imprenditore sta imparando dagli struzzi, che beccano rasoterra e poi scrutano l'orizzonte alzando il collo flessuoso.
L'internazionalizzazione, infatti, sta un gradino più in alto dello spostamento della produzione in paesi a basso costo. Significa replicare l'azienda oltre confine, principalmente in tre modi: creando una filiale, esternalizzando alcune attività oppure con l'acquisizione di un partner straniero. È proprio quest'ultimo punto a esporre l'azienda a varie incognite. Perché non basta conoscere il rischio del paese in questione (quadro politico, tasso di cambio e inflazione, Pil); e nemmeno il rischio associato alle singole imprese.
Le nuove frontiere del rating
Così Etro ha ricordato che il costo del capitale è del 19,7% in Turchia e del 18% in Russia, due nazioni molto promettenti per il made in Italy. Il ritorno dell'investimento va quindi valutato alla luce di quelle percentuali. Le fusioni e acquisizioni sono un'ottima via per aumentare la competitività di un'azienda ma rimane l'acquitrino dell'attuale congiuntura economica. La stretta del credito e la penuria di liquidità faranno emergere le formiche a scapito delle cicale. Il futuro appartiene alle imprese con i forzieri più ricchi; a chi possiede il flusso di cassa per fare shopping a prezzi di saldo e comprare chi è più indebitato. Con il rovescio della medaglia, cioè un'ondata di acquisizioni straniere in Italia, per esempio dalla Cina e dalla Libia.
Se queste sono le regole per governare l'esterofilia aziendale, è chiaro che bisogna agire in modo più integrato. Iniziando dal rating, che non può fondarsi solo sull'alfabeto (A, B, C…) ma su una grammatica più complessa. Mattia Ciprian e Valentino Pediroda hanno spiegato il nuovo modello More (Multi objective rating evaluation) di modeFinance. Il metodo unisce informazioni economiche, analisi statistiche e ricerche di mercato: il risultato è sempre un rating ma - almeno nelle intenzioni - più articolato e dunque affidabile sul rischio finanziario. L'obiettivo è scovare i paesi e poi i settori e le aziende più promettenti; magari ci sarà spazio per un sistema aperto in stile Wikipedia, come ha provocatoriamente suggerito il presidente di TXT e-solutions, Alvise Braga Illa.
Il ruolo della logistica
Il punto di partenza, però, è sempre il fiuto dell'imprenditore. Senza mai dimenticare i suoi clienti e, di conseguenza, il ruolo decisivo della logistica, soprattutto in un periodo di crisi. Logistica che ormai è ben più della semplice distribuzione: significa programmare la produzione e l'approvvigionamento con un solo centro decisionale all'interno dell'azienda (il supply chain management). La scarsa liquidità sortisce anche qui i suoi effetti, perché i clienti tendono a ordinare all'ultimo momento solo ciò di cui hanno bisogno. Qualità e precisione della consegna diventano cruciali. Insieme all'esigenza di risparmiare il più possibile sui costi di trasporto, che mediamente incidono per il 28% sul totale della logistica.
Una soluzione è di affidare questo servizio a una società terza, anche se le Pmi italiane sono piuttosto in ritardo. Neanche il 15% delle imprese esternalizza la logistica, contro il 40% delle aziende inglesi e il 30% di quelle francesi, come ha illustrato in un recente incontro di Assolombarda Roberto Mandirola, direttore delle operazioni di Kvn Nagel. C'è ancora troppa gelosia imprenditoriale e diffidenza verso il lavoro in partnership. Qui, però, non serve più la logica delle formiche: inutile riempire i magazzini. Meglio ridurre le scorte e puntare sulla tempestività.
11 marzo 2009
FONTE: B2B24.it

