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Kyoto, gli obiettivi per l'Italia sono un po' meno lontani
Negli ultimi quattro anni le emissioni di Co2 del nostro Paese sono calate, ma restano superiori del 6% al valore del 1990
Si possono leggere in due modi i dati resi noti dal Kyoto Club in occasione del recente 4° anniversario del protocollo per l'ambiente. Per gli ottimisti, il fatto da riportare è la riduzione progressiva delle emissioni di Co2 che si è verificata in Italia negli ultimi 4 anni. Chi, invece, punta il dito contro l'inadeguatezza dei Governi, cita il dato che rispetto al 1990 (anno base del conteggio) le emissioni di gas nocivi nel 2008 sono comunque state superiori del 6%. Gli obiettivi di Kyoto, invece, prevedono che nel confronto con il 1990 le emissioni nel quinquennio 2008-2012 siano in media inferiori del 6,5%.
A gettare ombre sul dato positivo c'è poi il fatto che il recupero degli ultimi anni sembra dovuto più agli inverni poco rigidi e all'arrivo della recessione che alle nuove politiche sull'energia e all'incentivazione delle rinnovabili. Ma senza dubbio hanno contato anche queste ultime (lo ammette lo stesso Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club).
Proprio l'avvento della crisi economica, che farà sentire i propri effetti più nefasti nel 2009, dovrebbe perlomeno regalarci un ulteriore anno al ribasso quanto a Co2 prodotta: molto probabilmente non basterà perché, come ricorda Silvestrini, per raggiungere gli obiettivi prefissati, anche detraendo la quota legata all'accrescimento dei boschi l'Italia dovrebbe ridurre le proprie emissioni del 5,5% ogni anno, un valore quasi triplo rispetto ai tassi di riduzione registrati dal 2004 in poi.
Silvestrini prevede che le sole misure interne, pur indispensabili, non basteranno e ricorda che è possibile usufruire dei meccanismi di flessibilità che consentono di inserire nel conteggio i crediti di Co2 per interventi realizzati in Paesi in via di sviluppo, uno strumento che il nostro sistema industriale finora ha sfruttato poco.
Una visione decisamente ottimista la fornisce Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e firmatario del Protocollo di Kyoto. In occasione della recente presentazione del Dossier Kyoto (realizzato dalla Fondazione), l'ex ministro dell'Ambiente ha affermato che nel 2012 potremmo essere molto vicini all'obiettivo di Kyoto arrivando a un -5,4%, rispetto alla soglia di -6,5%. Secondo questa lettura anche gli obiettivi europei del piano 20-20-20 sembrano più vicini, ma restano molto impegnativi quelli relativi all'incremento delle rinnovabili e all'efficienza energetica.
Secondo il Dossier Kyoto l'Europa potrebbe nel complesso comportarsi molto bene: rispetto all'obiettivo di riduzione di emissioni dell'8% in media tra il 2008 e il 2012, si ipotizza un calo addirittura dell'11,3%. Ma la virtuosità del Vecchio Continente non basterà a ridare respiro al Pianeta: le emissioni mondiali di Co2 sono aumentate di un terzo in soli 16 anni, passando da 20,95 miliardi di tonnellate nel 1990 a 27,89 miliardi nel 2006, a causa soprattutto del contributo inquinante degli Stati Uniti (+16% nel 2006 rispetto al 1990) e dei Paesi di nuova industrializzazione, Cina in primis. Sono numeri che purtroppo decretano il sostanziale fallimento del protocollo.
18 febbraio 2009
FONTE: energia24club.it

