Troppi dati sparsi per i supply chain manager


Le zone d'ombra delle informazioni sono difficili da contrastare. E si spera che l'Erp integrato funzioni bene


Il Global Supply Chain Study, che la Supply Chain Management Practice di Ibm Global Business Service insieme all'Ibm Institute for Business Value ha realizzato intervistando direttamente quasi 400 dirigenti di supply chain in 25 paesi, ha rivelato che il 70% di loro patisce il volume schiacciante e la frammentazione dei dati. Come risultato, hanno difficoltà a dare significato alle informazioni.

Ma la correzione del problema non riesce a conquistarsi un posto di primo piano nella lista delle priorità, perché ritenuta un compito oneroso e difficile e perché i compartimenti aziendali sono più che mai stagni. Gli intervistati, in aggiunta, affermano di essere troppo impegnati su altri fonti.

I leader della supply chain, insomma, riconoscono la minaccia costituita dalle zone d'ombra delle informazioni, ma esprimono solo un cauto ottimismo rispetto all'adozione di misure tese a usare le informazioni per un vero vantaggio competitivo. Solo il 16% di loro si è dichiarato capace di integrare e dare visibilità alle informazioni di tutta la supply chain.

Lo studio ha evidenziato che la maggiore opportunità per questi dirigenti è costituita da dispositivi intelligenti e da sistemi Erp integrati, che offrono una visibilità in tempo reale: previsioni, ordini, programmi, impegni, scorte in transito e stato delle spedizioni. Automatizzare il rilevamento in tempo reale con dispositivi intelligenti aumenta la flessibilità, la velocità e l'accuratezza, per promuovere un migliore processo decisionale.

Sempre secondo lo studio, un secondo problema per i dirigenti della catena logistica riguarda la necessità di ottenere visibilità e flessibilità per gestire il rischio, con il 60% degli intervistati che ne teme un'escalation.

Tra gli intervistati solo il 31% gestisce le prestazioni della supply chain così come il rischio, ma con strumenti e processi separati. I dirigenti citano la mancanza di processi standardizzati, i dati insufficienti e le tecnologie inadeguate tra gli ostacoli che impediscono un'efficace gestione del rischio.

Il rapporto di Ibm, pertanto, invoca l'instaurazione di una catena di fornitura equipaggiata, interconnessa e intelligente, che unisca la capacità del know-how umano e l'eccellenza tecnologica per un uso ottimale dei dati generati dalle macchine.

E la funzione di leadership deve diventare più strategica. Per la maggior parte, i dirigenti intervistati per lo studio supervisionano funzioni tradizionali, come distribuzione e logistica, pianificazione e approvvigionamento. Solo alcuni salgono al livello di Chief Supply Chain Officer, posizionandosi tra gli alti dirigenti e orchestrando la strategia attraverso l'esecuzione nella complessità delle catene di fornitura globali. Ibm pensa anche che il ruolo del Chief Supply Chain Officer possa evolversi in quello di “chief collaborator”.


26 marzo 2009

FONTE: lineaedp.it


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ICT  Soluzioni Operative 
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